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Giardiniere

Questo racconto l’ho scritto alcuni giorni dopo essere entrato nella mia ultima casa in Val di Susa in cui mi sono rifugiato per continuare a scrivere. Settembre 2009
La nuova vita di adesso, fatta di casa, muri ed un arredamento dignitoso si arricchisce di un nuovo elemento: un lavoro occasionale fatto di un orario minimo da rispettare, quello in cui Gigi mi chiederà di rispettare nelle rare e preziose collaborazioni presso i suoi orti.
Gigi ha trentacinque anni e da cinque ha intrapreso l'attività di agricoltore biologico. Non è figlio d'arte, è partito con una caparbietà di cui mi sfuggono le ragioni profonde ma dal quale riesce a trarre reddito e soddisfazione e quel senso minimo che giustifichi il fatto di stare al mondo.
Quando gli parlo della mia esigenza di entrare in possesso di un PC per poter continuare a scrivere mi offre due computer che tiene in magazzino accanto al decespugliatore e al bidone della benzina.
L'accordo è che in cambio io gli offra venti ore di lavoro nei campi che coltiva, mentre per il lavoro da giardiniere presso i clienti privati riceverò dieci euro l'ora.
Il primo ingaggio è per l'annaffiatura di un campo di zucche, una sorta di campo da calcio in discesa e noi siamo in due. Mi chiedo come diamine riusciremo ad innaffiare un campo così vasto e allo stesso tempo mi sale il pentimento per quelle venti ore di lavoro per due carcasse che un tempo qualcuno chiamava computer. Mi torna l'amore per la vecchia carta e penna, ma Gigi coglie il mio sconforto e mi rassicura dicendomi che sarà divertente cimentarsi con l'ingegneria idraulica realizzata a suon di colpi di zappa.
Qui la terra è bastarda e poco disposta ad essere disciplinata, sassosa, sabbiosa quasi rabbiosa, arida se dimentichi di coccolarla per breve tempo. Infilare la zappa in una terra dimenticata è quasi impossibile, qui le zappe sono fatte a punta per poter scivolare sui sassi e infilarsi nella terra.
E poi arriva il gioco con l'acqua, le file di zucche sono disposte lungo la discesa seminate in canali realizzati a mano con la zappa in cui far arrivare l'acqua dalla parte più alta del campo.
È un gioco di canali, l'acqua arriva dalla montagna, basta canalizzarla con un poco di sapienza e dopo arriva dove vuole il contadino e quando arriva impetuosa nel campo, basta regolare il sistema di piccole dighe realizzate nell'ultimo secolo facendo attenzione a non farti travolgere la semina, ma Gigi pone una pietra piatta allo sbocco del piccolo torrente e l'acqua si fa docile.
A questo punto bisogna solo attendere che lentamente riempia i canali realizzati con la zappa e attendere, Gigi per innaffiare porta con sè un libro o una rivista e ad ogni capitolo entra nel campo per assicurarsi che gli argini abbiano tenuto, perché se dovessero cedere, l'acqua non arriverebbe a valle ad innaffiare le zucche più lontane dalla fonte.
Io non ho portato un libro, non amo leggere ed allora penso ai miei computer, compenso di questa lunga, lenta innaffiatura.
Sono venuto qui per scrivere, solo scrivere, ripulirmi, ritrovarmi e con tutta probabilità perdermi per l'ennesima volta.
Eccomi finalmente davanti al pc, con la mia pagina di Word a cercare le parole per raccontare questa nuova dimensione. Quella della mia casa.
La radio vibra parole e musica, la birra grida la sua liberazione dal frigo. Vado.
Eccomi con la mia birra, nella mia casa, davanti al mio computer. Sono mie le parole, quelle non mi hanno mai abbandonato.
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